<i>"The Name of Our Country is América" - Simon Bolivar</i> The Narco News Bulletin<br><small>Reporting on the War on Drugs and Democracy from Latin America
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Narco News Issue #44

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La seconda tappa dell’altra compagna in Nuevo León

Rionioni con ejidatari in Río Verde, Linares e celebrazione del 1° maggio in Monterrey


di delegati della Commissione Sesta dell’EZLN

Enlace Zapatista

4 maggio 2007

Celebrazione del 1° maggio
Atto pubblico con aderenti e simpatizzanti dell’Altra Campagna – Plaza del Colegio Civil – Monterrey – Nuevo León

Parole della Comandante Eucaria

Buona sera compagni e compagne, sono la Comandante Eucaria, Delegata n. 18 della Commissione Sesta dell’Altra Campagna.

1° maggio 2007, un anniversario più per il giorno del lavoro.

Sono qui a rivolgervi alcune parole per condividere la situazione in cui viviamo noi indigene. Sono una donna indigena che non sa parlare la castilla, ma sono qui per lottare insieme a voi ed alle altre donne del nostro paese, il Messico, e del mondo.

Come uomini e donne indigene abbiamo sofferto ogni tipo di sfruttamento, è così che noi donne e uomini abbiamo sempre subito maltrattamenti e disuguaglianza.

I mal governi non ci vedono mai, non ci sentono mai… per l’ingiusta situazione in cui viviamo noi donne.

Per noi lavoratori della città e del campo non c’è mai stato un buon salario, ma solo duro lavoro, e così ci continua a succedere tutti i giorni nei nostri campi di lavoro.

Questa situazione in cui viviamo non può continuare più così, tutti e tutte dobbiamo unirci affinché questi maltrattamenti cessino per un cambiamento vero, che incominci dal basso col popolo messicano.

Perché è già trascorso un sessennio, che ci hanno detto che tutto cambiava, ma si è trattato solo di un inganno utilizzato per arrivare al potere ed avere molto denaro… così è diventato ricco, mentre in milioni noi messicani restiamo molto poveri ed ancor più poveri di prima.

Vogliamo che tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori sognino un salario giusto per non continuare con questa vita che ci hanno imposto che è di morte.

Vogliamo che i lavoratori del campo e della città si prendano l’incarico di organizzarci e così di incominciare a prendere decisioni per la nuova vita che vogliamo.

Tutti e tutte noi che pratichiamo già i nostri diritti come messicani di costruire quello che vogliamo.

L’unico modo per riuscire ad ottenere quello che vogliamo… è che c’è necessità di tempo e di sacrifici e bisogna assumersi responsabilità serie per il nostro popolo.

Vogliamo incominciare insieme, ricordiamoci che sempre ci saranno problemi, ma non per questo smetteremo di lottare, perché non si tratta di provare per un minuto, perché quello che vogliamo ci costerà molti anni. Per questo, bisogna essere fermi e forti e cercare sempre la soluzione dei problemi.

Oggi, è tempo di unire le nostre forze… le nostre forze e la nostra voce con maestri, operai, contadini, indigeni, casalinghe.

È tutto compagne e coraggio, continuiamo a camminare.

Grazie.

Parole della Comandante Miriam

Buona sera compagni e compagne, sono la Comandante Miriam, Delegata 3 dell’Altra Campagna, ed a nome di tutti i compagni, basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, faccio uso di queste parole.

Alle compagne del Messico e del mondo, oggi 1° Maggio 2007, a tutte le donne sfruttate nel lavoro, sia della campagna che nelle fabbriche.

In questo giorno stiamo manifestando la nostra realtà: che oggi viviamo grandi ingiustizie, che soffriamo per i mal governi che si preoccupano solo dei lavori che danno grandi guadagni agli impresari nazionali e transnazionali.

515 anni fa arrivarono qui gli spagnoli a spogliarci del nostro diritto di vivere liberi con un grande proposito di sterminare la nostra cultura, la nostra lingua, il nostro modo di lavorare e di convivere.

Da quei tempi ci sottomisero ad una schiavitù di duro lavoro, di maltrattamenti, discriminandoci e disprezzandoci pure come donne.

Ci trattarono come animali che non valiamo niente… tutte quelle malvagità di umiliazione e di disprezzo continuiamo a subirle e continuiamo pure ora nel nostro lavoro, sia nel campo che nella città.

Non sono mai stati né un lavoro degno né un salario giusto per noi lavoratrici.

Quando reclamiamo ed esigiamo i diritti che ci competono, la risposta è sempre stata la solita storia: quella di accusarci di fannullone, di ladruncole, di delinquenti, per toglierci alla fine il lavoro e mandarci in prigione.

Questi parassiti e fuchi della nostra società, sono dei sordi e dei ciechi che non arrivano a vedere il nostro dolore… anche se è grazie al nostro lavoro che loro vivono sempre meglio, perché noi sappiamo con le nostre abili mani produrre quello che li rende ricchi.

Noi donne li rendiamo ricchi e quello che ci danno è un osso spolpato, voglio dire: la paga del nostro sacrificio per il lavoro, è un salario da miseria che non ci basta per il sostentamento della nostra famiglia.

E vediamo che le cose che vendono nei loro grandi negozi: sono sempre più care e non si possono comparare con il prezzo dei nostri salari.

Voglio citare una sfruttatrice delle lavoratrici dell’educazione, il signora topo Elba Esther Gordillo Morales: lei è molto ricca, ma alle spalle delle educatrici… ha case lussuose che valgono milioni di pesos negli Stati di Cuernavaca, Morelos, in Città del Messico ed a San Diego in California negli Stati Uniti ed inoltre sono 43 i milioni di pesos che ha maneggiato quando ha coordinato i deputati federali priisti.

La domanda che facciamo è questa: quando i lavoratori e le lavoratrici hanno mai visto questa donna lavorare in un’aula con bambini e bambine? Che lavoro ha fatto per avere questa ricchezza?

Poi c’è un’altra erede dell’Elba Esther, la signora Elvia Contreras Ricalde, che lavora in un ufficio sindacale da dieci anni e guadagna 9.319 pesos mensili per quattro ore giornaliere, cinque giorni alla settimana.

Un’altra erede ancora dell’Elba Esther è la signora Sara Patricia Lara Palma che da dodici anni non lavora di fronte a degli alunni e percepisce uno stipendio mensile di 19.999 pesos.

È così che delle vere fannullone si arricchiscono alle spalle di noi i contribuenti del nostro paese, il Messico.

Questi sono solo dei piccoli esempi, solo perchè ci facciamo l’idea di come i mal governi ed i loro complici rubano e violano legalmente la legge.

Per questo, noi saremo ostinate nel continuare a volere l’unità delle lavoratrici, per cambiare totalmente questo male, questo cancro che assassina il futuro dei nostri figli.

Siamo qui per ascoltarci e per conoscere le nostre realtà, affinché unite, come donne contadine e cittadine, lottiamo per sognare di cambiare questa triste realtà che oggi viviamo.

Di ragioni per lottare dentro all’altra campagna, da sotto ed a sinistra, ce ne sono in abbondanza.

Magari alla fine possiamo vederci e lottare finché insieme lottando in resistenza ed in ribellione arriviamo in una realtà di libertà, di giustizia e di democrazia.

Coraggio quindi compagne e molte grazie.

EVVIVA LE DONNE LAVORATRICI!

EVVIVA LE DONNE RIBELLI!

Parole del Comandante Zebedeo

Buona sera compagne e compagni. Siamo qui come delegazione dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Io sono il Comandante Zebedeo, Delegato n. 2 della Commissione Sesta e dell’Altra campagna.

Voglio parlarvi oggi, 1° maggio 2007, Giorno del Lavoro. Così come è molto forte il sole, è molto forte anche lo sfruttamento e dovrà essere forte pure il calore umano per continuare a lottare da dentro la resistenza, dentro l’Altra Campagna.

Oggi, primo maggio 2007, giorno del lavoro, di questo giorno, solo i lavoratori del campo e della città conoscono l’importanza. Ma coloro che solo comandano e male pagano la forza dei lavoratori, ignorano la fame, la stanchezza, il dolore, la povertà e la sete… ignorano anche il lavoro e questa giornata.

Noi, uomini e donne, quelli che facciamo muovere il Messico, noi che lavoriamo nelle fabbriche, che patiamo la fame ma produciamo scarpe, produciamo pantaloni e le camicie facendo la fame, produciamo pezzi di automobili facendo la fame, produciamo materiali per l’edilizia per le grandi ville degli invisibili facendo la fame… noi che con fame e con la nostra fatica costruiamo le lussuose case e gli hotel, noi che tutte le mattine puliamo la città, noi che trasportiamo da un luogo all’altro i prodotti, siamo umiliati da un salario miserabile.

Le nostre tavole sono colme di amarezza e tristezza, perché anche se vogliamo dare ai nostri figli la felicità, non ci riusciamo: lavoriamo senza riposo e per il lavoro duro ci ammaliamo e poi se manifestiamo per il nostro diritto ai servizi, cambiano la legge per difendersi e nelle leggi nascondono i loro inganni, e se chiediamo i nostri diritti a prestiti ci rispondono con il carcere.

Col nostro lavoro facciamo guadagnare bene i padroni, quelli che si chiamano impresari… loro, non hanno né occhi né orecchie e, tanto meno, cuore per ascoltare e sentire i rischi che corriamo nei nostri luoghi di lavoro.

Grazie ai grandi guadagni che facciamo far loro, con la nostra forza lavoro, diventano ricchi e sempre più ricchi ed ignorano che cos’è lavorare… passano solo il loro tempo ad ordinare ai capisquadra di controllarci e se ci organizziamo per difenderci, ci umiliano, ci minacciano di toglierci il lavoro e ci mandano la polizia.

Mentre noi lavoratori siamo sempre più e più poveri, perché quelli che non lavorano sono milionari e padroni di grandi fabbriche e di estensioni di terre? Perché se lavoriamo duramente, stiamo sempre nelle stesse condizioni se non ancora peggio?

Ma se vedono che un povero sta facendo la sua lotta vendendo per le strade della città, non per diventare ricco, ma solo per guadagnarsi il cibo per il giorno ed il suo lavoro è degno e pulito, non viola nessun diritto umano, fa la sua vita quotidiana, subito loro, quelli che manipolano la legge, mandano i poliziotti per reprimere, per imprigionare e poi i repressori incominciano a rubare sfacciatamente le merci che stava vendendo.

Ed una volta che siamo nelle loro mani, i violentatori dei diritti umani ci liberano solo se paghiamo una cauzione e molto alta.
Questa ingiustizia sociale che subiamo esiste in tutto il Messico: nel sud, nel centro e nel nord.

La situazione degli indigeni è ancora peggiore: c’è il dolore dell’umiliazione, della repressione e della spoliazione legale delle terre. I divoratori dei diritti agrari degli ejidi, approfittano dell’ignoranza e della povertà estrema dei poveri del campo.

C’è il caso dei contadini dell’Ejido Río Verde, Linares, Nuevo León, che sono spogliati delle loro terre grazie alle leggi della riforma agraria e della FIFONAFE (Fondo di Riserva Nazionale Ejidale). Stanno togliendo loro 405 ettari con l’inganno e la minaccia militare, offrendo 10 centesimi al metro quadrato, per un totale miserabile di 403mila pesos: e tutto questo è incominciato nel 1993.

Attualmente continuano le persecuzioni delle forze di repressione ma, nonostante il dolore, conservano il coraggio di lottare e per difendere la madre terra.

Dal 1993 al 2007, i 403mila pesos sono aumentati per gli interessi: oggi sono diventati 806mila pesos e così i governi ladroni dicono che ora l’offerta è già aumentata.

Per noi questo è solo un inganno e la verità della verità è che continuano a voler pagare a 10 centesimi il metro quadrato.

Poi c’è la burla dei diritti e della forza degli operai, che non hanno diritto ai servizi ed a nessuna garanzia.

Noi, contadini indigeni, siamo pure scherniti per i prezzi a cui comprano i nostri prodotti.

Nessuna legge protegge i nostri diritti di lavoro, anche se c’è un articolo 27 della costituzione sui temi agrari… quella legge serve per dar diritto e garanzie totali a quelli che hanno il denaro per comprare più terre e lasciar per la strada gli indigeni ed i contadini trasformandoli in peones ed acasillados dentro i loro stessi ejidi.

C’è pure l’effetto neoliberale a sviare il pensiero degli indigeni e contadini, per far loro abbandonare la loro cultura rispetto alla madre terra.

Ora invece di produrre mais e fagioli, alimenti di base dell’uomo, si producono alimenti per gli animali… attualmente per i governi, locale e federale, è una priorità l’alimentazione degli animali e… che i contadini e gli indigeni muoiano!

Dopo l’abbandono della produzione degli alimenti di base e la spoliazione legale delle terre, la sostituzione di queste produzioni ha iniziato a regalare forza lavoro alle città ed agli Stati Uniti e coloro che non hanno venduto i loro diritti agrari producono solo per i grandi guadagni degli impresari.

Tutto questo è iniziato dopo che ci hanno ingannati per farci entrare nel programma Procede.

C’è pure la situazione dei maestri che lavorano duramente per insegnare ai figli dei lavoratori del campo e della città, ma sempre per salari che sono una miseria e che non sono sufficienti per le loro famiglie.

Non parliamo a quelli che insegnano ai figli dei politici perché per loro ci sono le scuole private dove insegnano loro come rubare quel poco che hanno i poveri.

Per questo i politici ed i partiti politici non si preoccupano di sostenere l’educazione pubblica e gratuita, un salario giusto per maestri, operai, operaie, autisti, spazzini… un miglior prezzo per i prodotti degli indigeni e dei contadini… e giornalisti… mentre loro hanno un salario esagerato, hanno troppo di tutto.

Un esempio chiaro: il salario base del sessennio di Vicente Fox Quesada era di 15.504.230 pesos e per altre varie ed eventuali ha riscosso 960.151,30. Per un semplice lavoratore, come noi, vorrebbe dire lavorare per 54 anni, 8 mesi e 9 giorni.

Il salario mensile di un senatore è di 192.235 pesos più tutto quello che ruba: questo per un lavoratore col salario minimo significa lavorare 11 anni.

Il salario mensile di un deputato federale è di 146.000 pesos, quello che può guadagnare un lavoratore in 8 anni, 2 mesi e 19 giorni.

Il governatore dello Stato di Jalisco del PAN e dello Stato del Messico hanno uno stipendio base di 152.000 pesos, che più varie ed eventuali ascende ad un totale di 722.244.

Il salario di un presidente municipale varia, per esempio il municipio San Mateo, Stato del Messico del PRI, ha uno stipendio base di 240mila pesos ed il presidente municipale di Texcoco, 40.000 pesos che più varie ed eventuali sale a 110mila pesos.

Adesso gli attuali governi fingono di ascoltare l’opinione pubblica e dicono che hanno abbassato i loro stipendi. Il signor Felipe Calderón guadagna mensilmente 151.969,80 pesos.

Il sottosegretario 146.521,10. il Governatore dello Stato di Nuevo León 252.879,97, il presidente municipale di Monterrey 106.255,15.

Compagni e compagne questa è la differenza fra quanto guadagna un lavoratore che soffre e suda e quanto guadagnano quelli che non soffrono e non sudano e guadagnano molto denaro… e quelli che guadagnano molto hanno tutta la protezione della legge, godono di ogni garanzia ed oltre al salario rubano a man bassa in nome della legge, mentre la società lavoratrice rimane come orfana, non ha un governo… però, quando arriva il giorno che chiede il voto, ti dice ‘compagno’ e ti dice ‘amico’.

Nel nome del popolo sfruttato vi invito a non cadere più in questo inganno: dobbiamo essere svegli contro i governi attuali, che forse hanno ridotto un poco lo stipendio, ma c’è la corruzione dietro a quel salario.

Fratelli e sorelle, avanziamo con questa unità nazionale e mondiale per lottare insieme per la difesa della madre terra e per la libertà dei nostri prigionieri politici.

Qui in Nuevo León ci sono state già 55 esecuzioni, secondo loro per combattere la delinquenza organizzata, ma finora non si è fatto nulla. Come avete sentito dal comunicato, l’esercito federale ci ha perquisito, pensavano che portavamo armi e pallottole. Ma noi gli abbiamo detto che queste cose non ce le portiamo dietro. Noi ed i compagni che ci accompagnano in questa Delegazione, non abbiamo terra per seminare marijuana e non la usiamo nemmeno.

L’unica cosa che ci portiamo dietro in questo giro, nella seconda tappa dell’Altra Campagna, l’unica cosa che portiamo è la nostra camicia, i nostri pantaloni, le nostre scarpe e le due palle che dio ci ha regalato.

Compagne e compagni, ci sono ragioni a sufficienza per lottare dentro all’Altra Campagna: costruire insieme un Piano Nazionale di Lotta, con tutte e tutti gli sfruttati del Messico come gli indigeni, i contadini, i maestri, i giovani e le giovani, gli anziani e le anziane, le lesbiche, gli omosessuali, le lavoratrici del sesso e le lavoratrici domestiche.

È tutto quello che vi portiamo, compagni.

VIVA I LAVORATORI DEL MESSICO E DEL MONDO!


A MORTE LO SFRUTTAMENTO!
VIVA L’ALTRA CAMPAGNA!


VIVA MESSICO!


VIVA MESSICO!


PER LA LIBERTÀ LA GIUSTIZIA E LA DEMOCRAZIA!


Molte grazie.

(traduzione del Comitato Chiapas di Torino e del Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

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