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Narco News Issue #44

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Il quesillo oaxaqueño

L’autoritaria classe politica locale ha raggiunto una mescola di sofisticazione e di rudezza sorprendente


di Luis Hernández Navarro
La Jornada

20 febbraio 2007

La politica oaxaqueña può essere così tanto intrecciata quanto il suo celebre formaggio. È difficile trovare in altre regioni del paese la complessità con cui lì si sovrappongono i poteri di fatto e le istituzioni politiche. L’enorme lista di modalità di negoziare e governare da parte dell’autoritaria classe politica locale ha raggiunto un misto di sofisticazione e di rudezza sorprendente. Il modo in cui, governando lo stato, i funzionari di turno utilizzano concessioni, corruzione e repressione è di notevole complessità.

Le lotte sociali hanno dovuto dispiegarsi a partire da questa complessità. La resistenza indigena ha trovato il modo di conservare le proprie modalità resimbolizzando le modalità altrui. E facendolo ha generato una cultura politica dove niente è ciò che sembra essere, marcando a fuoco le modalità del fare politica lì. I politici di professione hanno dovuto adattarsi a quel continuo svicolare.

Guillermo Bonfil ha fornito una chiave fondamentale per capire queste dinamiche. Nel Messico profondo ha scritto: “Vinti con la forza, i popoli indios, però, hanno resistito: rimangono come unità sociali differenziate, con un’identità propria che si sostenta in una cultura particolare alla quale partecipano, esclusivamente, i membri di ogni gruppo. Quasi cinque secoli di dominazione, di aggressione brutale e/o sottile contro la cultura dei popoli indios, non sono riusciti ad impedire la sopravvivenza storica fondamentale del Messico profondo. Le strade della resistenza danno vita ad un’intricata rete di strategie che occupano un ampio spazio nella cultura e nella vita quotidiana dei popoli indios”.

La resistenza, intesa come lotta dei settori subalterni per non essere assorbiti dai loro dominatori, ha saputo trovare in questi intrecci le trincee per il suo sviluppo. Le modalità della resistenza indigena hanno permeato l’insieme della società oaxaqueña. Espressione di questo sono le centinaia di organizzazioni di base che esistono nello stato. In pochi luoghi del Messico è possibile trovare un tessuto associativo così denso e strutturato come quello che esiste lì.

Questa resistenza ha dovuto inventare nuove modalità per ricrearsi nel contesto di un’urbanizzazione caotica e selvaggia, come quella che hanno vissuto la città di Oaxaca e le sue periferie, con un’urbanizzazione che divora le terre comuni, che secca i pozzi, che inquina le falde acquifere, che riempie di spazzatura i campi, mentre contemporaneamente fornisce lavori precari, case troppo care e servizi deficienti agli espulsi dalle comunità. Per sopravvivere, i nuovi indios urbani hanno trasferito nella polis la loro comunalità, la loro volontà di essere collettivo. È per ciò che la rivolta oaxaqueña ha nei quartieri poveri della capitale dello stato, nelle sue donne e nei giovani, un attore centrale. La Comune oaxaqueña si è alimentata ed ispirata alla comunalità indigena.

Questa resistenza ancestrale, adattata alle nuove condizioni urbane, è ciò che spiega in larga parte, perchè il movimento popolare per esigere la caduta di Ulises Ruiz non cessi, nonostante la selvaggia repressione che ha subito. Né la presenza massiccia della Polizia Federale Preventiva (PFP), né i convogli della morte, né le esecuzioni extragiudiziarie, né le detenzioni arbitrarie di dirigenti sociali e di semplici cittadini, né la tortura, né la corruzione di alcuni leader, né le campagne di demonizzazione sono riuscite a frenare la protesta.

Certamente, c’è paura. Una paura che si era persa durante l’avvio del movimento, che è ritornata per mano dei manganelli e della repressione selvaggia, ma che non ha paralizzato la protesta. Perché la paura si è trasformata in indignazione e l’angoscia in azione.

Inoltre, una parte della direzione del movimento ha dovuto passare alla clandestinità. Per alcuni dei suoi membri questa non è proprio una novità. Hanno imparato a vivere “alla macchia” già da tempo a causa dell’intolleranza e dell’autoritarismo con cui i governi locali hanno affrontato per decenni le proteste sociali. Nonostante ciò, dover riguardarsi in questo modo, allontana inevitabilmente i rappresentanti dalle comunità che rappresentano. Ma, dato che la protesta parte realmente dal basso e la sua esistenza non dipende da quello che fanno i dirigenti, la sua spinta continua.

E così, a dispetto di tutto, le occupazioni di edifici governativi continuano, Ulises Ruiz incontra sempre gravi difficoltà a partecipare ad atti pubblici, migliaia di persone continuano a scendere per le strade della città di Oaxaca per protestare contro il sgovernatore, i municipi popolari continuano a funzionare e centinaia di voci si elevano per denunciare gli oltraggi e le offese che subiscono.

E, nonostante le sue differenze interne, l’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO) ha deciso che alle prossime elezioni locali promuoverà il voto di punizione contro Ulises Ruiz ed i suoi alleati, ma non presenterà dei propri candidati né avallerà i suoi consiglieri nelle liste di nessun partito politico. Rispetterà, sì, la decisione di coloro che desidereranno partecipare al processo elettorale.

Lungi dal sedarsi, la tormenta politica nello stato aumenterà nelle prossime settimane. L’intervento di Elba Esther Gordillo nella vita sindacale del magistero per creare una nuova sezione riacutizzerà la protesta. L’inadempienza degli impegni contratti da parte del governo federale con i maestri farà rinascere l’ira. Le prossime elezioni per rinnovare il Congresso locale ed i municipi che funzionano col sistema dei partiti e dei deputati ( del 5 agosto e del 7 ottobre), ravviveranno il falò dei conflitti per la rappresentanza politica. Il PRI si è già messo a distribuire provviste e pugnate di mille pesos per comprare voti.

Calma a Oaxaca? Ma va! Invece di districarsi, il quesillo oaxaqueño si intreccerà ancora di più durante i prossimi mesi.

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

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