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Narco News Issue #42

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Il coraggio ha superato i limite della sottomissione e della paura, dicono a Marcos in territorio mayo

Il Subcomandante reclama giustizia per la morte del cameraman Will a Oaxaca


di Hermann Bellinghausen
La Jornada

28 ottobre 2006

Punta de la Laguna, Son. “Basta abbassare la testa. Basta dire sì quando è no. Basta a oppressioni, maltrattamenti, ingiurie, ingiustizie. Il coraggio, come il pianto soffocato, ha ormai superato i limiti della sottomissione e della paura, ma non essendoci tempo per sedersi a piangere, questo coraggio infonde forze per muovere tutti gli angoli del paese, tutti gli angoli della coscienza e l’intendimento indigeno per discutere, per diffondere, per dialogare, per consultare il proprio dovere ed allacciare, impegnare e rafforzare la lotta in una forma unitaria contro il nemico ed oppressore e la sua tirannia”.

Con queste parole di Aguileo Félix, di Tesia, uno degli otto popoli mayo yoreme, è stato ricevuto il subcomandante Marcos e con lui i popoli zapatisti e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, durante un incontro di profonda identificazione che passa per l’adesione alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona ed il loro impegno crescente nel Congresso Nazionale Indigeno (CNI), al quale partecipano da diversi anni. “Dalla selva Lacandona hanno sparato una pallottola che ha ribaltato il mondo”, avrebbe detto più tardi il corpo del consiglio degli anziani di Cohuirimpo riguardo agli zapatisti.

Durante il giro nel territorio mayo di Sonora il delegato Zero ha ricevuto la notizia che a Oaxaca era stato assassinato dalla polizia di Santa Lucía del Camino e dai sicari del governatore priista Ulises Ruiz, il giornalista Bradley Roland Will, che aveva coperto per Indymedia una tappa dell’altra campagna. Dalla comunità di Buaisiacobe, Marcos ha fatto appello a tutta l’altra campagna su scala nazionale, specialmente i media liberi, “a chiedere giustizia per la morte del compagno Brad”.

Solo noi leggiamo le nostre inquietudini

Prima, a Punta de la Laguna, appartenente a Cohuirimpo, l’altra campagna ed il CNI avevano ricevuto l’omaggio della parola seria e decisa di questi indigeni del nordovest che “alla sua presenza fisica, intellettuale e spirituale si alza la sua presenza”. E si sono chiesti: “Chi leggerà le nostre piccole inquietudini”?, per rispondere subito: “Nessuno, solo noi”.

Il delegato Zero ha chiesto agli indigeni del sud di Sonora a “rovesciare un’altra volta il mondo, affinché i popoli stiano in alto ed in goveni in basso”. Dopo aver visitato i popoli originari dello stato, minacciati di estinzione ed oppressi da ingiustizie e soprusi, ha dichiarato: “La razza che deve sparire è quella dei ricchi e dei politici”. Davanti a uomini, donne e bambini di Cohuirimpo, ha ricapitolati: “Stanno morendo il fiume Mayo, il fiume Yaqui, l’isola Tiburón del comaca’ac, la pietra nuda degli o’odham, la montagna del pima”.

Poco abituato al fatto che gli “facciano le ola” nel “suo” stato, il governatore sonorense Eduardo Bours Castelo si è visto costretto a replicare da Guaymas a quanto detto non tanto dal subcomandante Marcos, quanto dagli stessi indigeni: “Questo è il sessennio delle etnie sonorenses”, ha detto, usando il cauto termine yori di “etnia”, invece dei termini usati dagli indios: popolo, tribù, nazione.

“A me piace farmi vedere in faccia, e senza passamontagna, senza chiasso, sostegno il mio appoggio alle etnie”, ha proclamato Bours Castelo questo giovedì davanti ai governatori yaquis, che ha immediatamente richiamato dopo che si erano riuniti col delegato Zero a Vícam lo scorso 25 ottobre. Ha chiesto loro di “non lasciarsi ingannare, ci possono essere molti passamontagna, ma nei fatti non ci sono azioni”.

A mo’ di replica al mandatario priista, il consiglio degli anziani di Cohuirimpo oggi ha osservato: “Tutti i bastoni (del comando) sono sempre buoni, sempre che non prendano il posto dei nostri piedi. Loro servono solo come aiuto, il passo sarà sempre nostro, e la strada è sempre di tutti”. Hano inoltre dichiarato che “il vero lavoro non sporca”, perché sono degni difensori del loro lavoro agricolo, tanto minacciato dall’asseddio virtuale al quale sono sottoposti i mayo, circondati da proprietà e campi degli yori, sempre dotati questi di migliori irrigazioni, servizi ed aiuti.

Questa situazione è risultata ancora più eloquente nelle testimonianze dei mayo di Buaisiacobe che affrontano “la vendita illegale, a destra e sinistra” delle loro terre, davanti alla mancanza di appoggio al contadino yoreme. “Ci hanno sempre trattati come persone di seconda classe”, ha detto Antonio in un breve riunione al coperto alla periferia della comunità, davanti ad una mappa del distretto dove risulta chiaro che i pozzi sono dei privati, non per gli indios.

L’acqua mal distribuita

“L’acqua è mal ripartita”, ha detto Mercedes, una tonda contadina con la sua maglietta del Che Guevara. “La terra degli yoremes resta senza diritto all’acqua. Ci trattano così”. Ha aggiunto che il governo preferisce che le decisioni le prendano “gente di altri posti che non conoscono il nostro territorio, né i nostri usi e costumi”.

Un anziano del consiglio di vigilanza ha segnalato: “La legge è per i ricchi, non per gli indios. In questo modo siamo ‘rovinati’. Il governo ci ha tolto il diritto di possedere delle parcelle di terreno come yoremes. Allora bisogna affittarle. Il ricco conosce la debolezza del contadino, e vuole comprare a buon mercato. Vogliamo che ci sia legge che garantisca i popoli”. Ha invitato gli indigeni “ad unirsi in tutto il paese per fare valere la legge ed ottenere che il Congresso dell’Unione la riconosca”.

In tono di denuncia, un altro anziano ha detto: “Siamo circondati dall’agricoltura” (quella degli altri); ha accusato la Procura Agraria di corruzione, di favorire i proprietari bianchi, e la funzionaria foxista per gli affari indigeni, Xóchitl Gálvez, che “non ci bada quando gli abbiamo parlato”.

Così, popoli come Navojoa, Tesia, Cohuirimpo ed Etchojoa sono capaci di criticare il “governatore delle etnie”’ dicendogli dalla loro indistruttibile superiorità spirituale: “La civiltà è un movimento della natura senza preavviso”.

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