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Narco News Issue #42

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Le/Gli zapatisti e L’Altra: i pedoni della storia II

Seconda Parte: Le Strade dell’Altra


di Subcomandante Insurgente Marcos
L’Altro Messico

20 settembre 2006

Nell’agosto del 2003 nascono i Caracoles zapatisti e, con loro, le cosiddette Giunte di Buon Governo. Si procedette quindi alla separazione tra l’apparato politico-militare dell’EZLN e le strutture civili delle comunità zapatiste. Parallelamente si lavorò alla strutturazione della catena di comando e si affinarono i dettagli per la difesa e la resistenza davanti ad un eventuale attacco militare. Si stavano facendo i primi passi per la Sesta Dichiarazione e quello che poi sarebbe stata L’Altra Campagna.

1.- Soli? – Nella seconda metà del 2004, l’EZLN pubblica, in una serie di scritti, il fondamento della sua posizione critica rispetto alla classe politica e “manda” segnali rispetto a dove sta andando. Per l’inizio dell’anno 2005 le premesse sulle quali si sarebbe costruita la Sesta Dichiarazione erano pronte.

La contesa elettorale si stava avvicinando. Si presentavano allora tre possibili strade per l’EZLN: unirsi alla “ondata” lopezobradoristaignorando i segnali ed i dati che avevamo sulla sua vera tendenza (cioè, essendo incoerenti); restare in silenzio ed aspettare di vedere che cosa succedeva con le elezioni; o lanciare il progetto che stavamo preparando.

La decisione non spettava alla direzione zapatista, ma alle comunità. Così si cominciò a preparare quello che più avanti sarebbe stata l’allerta rossa, la consultazione interna e, in base al suo risultato, la Sesta Dichiarazione.

Il precedente immediato alla Sesta è stato il testo dal titolo “L’Impossibile Geometria del Potere”. Poi arriva l’allerta rossa che alcuni hanno interpretato come l’annuncio di un’offensiva zapatista o come una “risposta” ai costanti pattugliamenti militari. Non era né una cosa né l’altra, ma la misura preventiva di fronte ad un’azione militare nemica… incoraggiata dagli attacchi mediatici dell’intellighenzia progressista che, delusa che non l’accompagnassimo nelle sue lodi ad AMLO - e che non ce ne stessimo in silenzio – ci attaccava ormai senza alcun ritegno.

La Sesta viene sottoposta alle comunità zapatiste e queste decidono e dicono: “Siamo pronti anche se rimaniamo soli”. Cioè, a percorrere da soli il paese, ascoltare la gente del basso, realizzare con quella gente il Programma Nazionale di Lotta per trasformare la nostra patria e creare un nuovo accordo, una nuova Costituzione. A questo ci eravamo preparati per tre anni: a rimanere soli.

Ma non è stato così.

La Sesta Dichiarazione cominciò subito a ricevere adesioni. Da tutto il paese arrivarono comunicazioni che dimostravano che la Sesta non solo era compresa ed accettata, ma anche che molt@ la facevano propria. Giorno per giorno, la Sesta crebbe e diventò nazionale.

2. – I primi passi… e frizioni. – Come abbiamo già spiegato in precedenza, avevamo previsto un processo lungo. La nostra idea era di convocare una serie di incontri iniziali per cominciare a conoscerci tra di noi che abbracciavamo la causa e la strada. E questi incontri dovevano già segnare una differenza rispetto ad altri svolti in altre occasioni. Ora l’ascoltare zapatista doveva avere un luogo di primaria importanza.

Iniziammo le riunioni con le organizzazioni politiche, per indicare loro il posto che gli riconoscevamo. Poi con popoli ed organizzazioni indigene, per rimarcare che non abbandonavamo la nostra lotta ma la inglobavamo in una più grande. Quindi con organizzazioni sociali, riconoscendo un terreno dove l’altro aveva costruito la sua storia. Più avanti, con ONG, gruppi e collettivi di diverso tipo che erano quelli che si erano mantenuti vicini a noi. Poi con famiglie e singoli individui, per dire così che per noi contavano tutt@, non importa la loro dimensione o numero. Ed alla fine, con le/gli altr@, cioè, riconoscere che la nostra visione dell’esterno poteva essere limitata (come di fatto lo è).

A luglio, agosto e settembre del 2005 si sono svolte le cosiddette “riunioni preparatorie”. In queste abbiamo mantenuto la nostra parola, abbiamo ascoltato con attenzione e rispetto TUTTO quello che si è detto, compresi i rimproveri, le critiche, le minacce… e le bugie (anche se allora non sapevamo che erano bugie).

Un anno fa, il 16 settembre 2005, alla presenza della scomparsa Comandante Ramona, la direzione dell’EZLN consegnò formalmente l’autodenominata “Altra Campagna” all’insieme de@ aderenti; informò che avrebbe partecipato al movimento, oltre che con le comunità zapatiste, con una delegazione (chiamata “Commissione Sesta”) della sua direzione; ed annunciò “l’uscita” del primo esploratore, il delegato numero zero (per indicare che poi sarebbero seguiti altr@ delegat@) con il compito di conoscere ed ascoltare, in tutto il paese, tutt@ le/i compagn@ che non avevano potuto assistere alle riunioni preparatorie e per verificare le condizioni nelle quali avrebbe svolto il suo costante lavoro la Commissione Sesta.

In quella prima plenaria, l’EZLN propone che si compia il proposito della Sesta di costruire un’altro modo di fare politica e si prenda in considerazione la parola di tutt@, senza che importi se hanno assistito o non alle riunioni.

In quella riunione si fanno anche i primi tentativi di alcune organizzazioni di inserire nell’Altra Campagna la lista di nomi che formano la “Promotora”, il “Frentote” ed il cosiddetto “Dialogo Nazionale”. Davanti a questa posizione, l’EZLN propose che in quell’occasione non si decidesse nulla. Che si parlasse e discutesse, ma che non si prendessero decisioni SENZA LA PARTECIPAZIONE DI TUTT@ LE/GLI ADERENTI. Chi credeva che si decidessero le questioni fondamentali nelle assemblee in assenza della maggioranza de@ aderenti, ha subíto il suo primo colpo quando è stato concordato che i cosiddetti “6 punti” fossero discussi da tutt@ in tutto il paese. Poi, in riunioni successive a quella prima plenaria, l’EZLN ha cominciato a prendere le distanze da quelle organizzazioni per la manipolazione che volevano esercitare.

Le direzioni di quelle poche organizzazioni, gruppi e collettivi non sono state oneste. Come si sarebbe visto dopo, puntavano di inserirsi nel movimento per dirigerlo, per ribaltarlo… o per negoziare una migliore posizione nel “mercato” in cui si stava trasformando il movimento intorno ad AMLO. Erano tanto sicuri che sarebbe diventato presidente… bene, presidente ufficiale, che temevano di perdere il treno (del budget) e non avevano nemmeno il biglietto. E l’Altra era la merce di scambio per prebende, candidature e poltrone.

3.- I primi problemi. – In quella plenaria si vide inoltre uno squilibrio: i gruppi ed i collettivi (che trovano nell’assemblea il loro modo naturale di discutere e decidere) godevano di un ampio vantaggio sulle organizzazioni politiche e sociali, sulle famiglie ed i singoli individui… e sui popoli indios.

Dobbiamo dire, a questo punto, che la maggioranza degli aderenti alla Sesta Dichiarazione è indigena (e questo senza contare le/gli zapatisti). Se non si vede negli atti e nelle riunioni, è perché i popoli indios hanno altri spazi di partecipazione e di lotta meno “visibili”. Per ora basti dire che se si riunissero, in una circostanza e luogo, tutt@ le/gli aderenti, ci sarebbe (facendo un calcolo molto conservativo) una proporzione di 10 indigeni per ogni persona di un’altra organizzazione politica, sociale, ONG, gruppo, collettivo, famiglia o singoli individui. Se si potesse, i popoli indios insegnerebbero a tutt@ che non usiamo “io”, ma il “noi“, per nominarci e per essere chi siamo.

Abbiamo rilevato tutto questo ed alcune altre cose (per esempio, che non c’era un meccanismo di presa di decisioni, né uno spazio per il dibattito; che i gruppi ed i collettivi volevano imporre il loro modo alle organizzazioni politiche e sociali, e viceversa) ma non ci siamo preoccupati. Pensavamo che prima bisognava conoscerci tutt@ e poi, tra tutt@ definire il profilo, allora ancora incompleto, dell’Altra.

4.- I tempi. – Secondo la nostra idea, iniziare L’Altra e “uscire” per il primo giro in periodo elettorale aveva diversi vantaggi. Uno era che, data la nostra posizione anti classe politica, non saremmo stati “interessanti”, sui palchi e nelle riunioni, per chi stava, e sta, sulla strada elettorale. L’andare controcorrente ai “benpensanti” avrebbe fatto venir fuori quelli che si erano avvicinato all’EZLN solo per fare le foto, e li avrebbe indotti ad evitarci e a dissociarsi dal neozapatismo (con libri, dichiarazioni… e candidature).

Altra cosa non meno importante era che, mentre andavamo ad ascoltare quell@ in basso, si sarebbe resa visibile la parola delle altre lotte e così sarebbe diventata palpabile anche la loro storia ed il loro percorso. Quindi, il “mostrarsi” nell’Altra sarebbe stato anche il “mostrarsi” della repressione di caciques, governo, imprenditori e partiti. Secondo noi, quello che sarebbe apparso in periodo elettorale avrebbe alzato il “costo” di un’azione repressiva e diminuito quindi la vulnerabilità delle lotte e delle piccole organizzazioni. Un altro vantaggio era che, assorbiti com’erano in alto dalle elezioni, ci avrebbero lasciato in pace nel nostro progetto ed il neozapatismo avrebbe smesso di essere una moda.

Quindi, abbiamo pensato ai seguenti tempi:

  • 6 mesi di giro di esplorazione e conoscenza per tutto il paese (da gennaio a giugno del 2006). Alla fine, relazione a tutta L’Altra: “siamo quest@, siamo qui, questa è la nostra storia”; lasciar passare le elezioni e preparare il passo successivo.
  • Poi, una tappa successiva per approfondire la conoscenza e creare i mezzi di comunicazione ed appoggio (la rete) tra le/gli aderenti per appoggiarci e difenderci tra tutti noi (con la partecipazione di altri delegat@ della Commissione Sesta – da settembre 2006 alla fine del 2007 – con pause per informare e sostituire le/i delegat@).
  • Più in là, la presentazione, il dibattito e la definizione del profilo dell’Altra secondo tutt@ i suoi aderenti, non solo l’EZLN (tutto l’anno 2008).
  • Per il 2009, 3 anni dopo l’iniziata, L’Altra avrebbe potuto essere presentata al nostro popolo con un volto e voce propri, costruiti da tutt@. Allora sì per realizzare il Programma Nazionale di Lotta, di sinistra ed anticapitalista, con e per quell@ del basso.

    Ricordiamo che, secondo la nostra analisi, per quell’anno dovrebbe spegnersi il “sogno lopezobradorista“. Allora la nostra patria non avrebbe davanti a se la delusione, lo scoraggiamento e la disperazione come unico futuro, ma ci sarebbe “un’altra cosa”…

5.- I passi fino ad Atenco: essere compagn@? – Quindi è iniziato il giro… ed è successo quello che è successo. Il dolore che avevamo intuito non era neppure lontanamente paragonabile con quello che incontravamo al nostro passaggio ascoltando e conoscendo. Governi di tutti i partiti politici (compresi quelli di presunta “sinistra” – PRD, PT e Convergencia -) alleati con caciques, proprietari terrieri ed imprenditori per derubare, sfruttare, disprezzare e reprimere ejidatarios, comunità indigene, piccoli commercianti ed ambulanti, lavoratrici e lavoratori del sesso, operai, impiegati, maestri, studenti, giovani, donne, bambini, anziani; per distruggere la natura, per vendere la storia e la cultura; per rafforzare un pensiero ed agire intolleranti, escludenti, maschilisti, omofobici e razzisti. E niente di tutto questo appariva sui grandi mezzi di comunicazione.

Ma se il Messico del basso che incontravamo distillava un dolore indignante, le ribellioni organizzate che apparivano, e si univano, disvelavano “un altro” paese, in ebollizione, in lotta, in costruzione di alternative proprie.

Se nei suoi primi passi il percorso della Commissione Sesta è stato visto, con la stupidità di chi guarda solo in alto, come “un raccoglitore ambulante di lamentele“, presto si è trasformato e la parola dell’altro, dell’altra, ha acquisito la dimensione che il silenzio di quelli in alto aveva dissimulato fino ad allora. Storie sorprendenti di eroismo, dedizione e sacrificio per resistere alla distruzione che viene dall’alto, hanno avuto ascolto ed eco nella maggior parte de@ aderenti onesti.

Arriviamo così nello Stato del Messico e nel DF con un carico che comprendeva forse tutti i colori che lottano in basso. Il calendario segnava il 3 e 4 maggio 2006 ed il dolore ed il sangue hanno tinto il popolo di Atenco e le/i compagn@ dell’Altra Campagna.

Dando una vera lezione di quello che è essere compagn@ nell’Altra, il Fronte dei Popoli in Difesa della Terra, di Atenco, si era mobilitato per appoggiare i compagni di Texcoco. Il governo municipale (PRD) aveva finto di dialogare e negoziare mentre chiamava la polizia statale (PRI) e federale (PAN) per reprimere. I partiti più rappresentativi della classe politica, PRD-PRI-PAN, hanno messo insieme le forze per colpire L’Altra. Circa 200 compagn@ sono stati aggredit@, picchiat@, torturat@, stuprat@ ed arrestat@. Un minorenne, Javier Cortés Santiago, è stato assassinato dalla polizia. Anche il nostro giovane compagno Alexis Benhumea Hernández, aderente all’Altra e studente della UNAM è morto ammazzato dopo una lunga agonia.

In maggioranza abbiamo reagito ed intrapreso azioni di solidarietà ed appoggio, di denuncia e pressione. Con un minimo di decenza e cameratismo, abbiamo interrotto il giro della Commissione Sesta dell’EZLN e ci siamo dedicati, in primo luogo, a contrarrestare la campagna di discredito e bugie che dai media di massa si era scatenata contro il Fronte dei Popoli in Difesa della Terra (quello che ha offeso alcun@ compagn@ dei media alternativi), oltre ad attività per raccogliere fondi per le/i prigionier@ ed eventi per esporre la verità sui fatti.

Al contrario della maggioranza dell’Altra, alcune organizzazioni si sono preoccupate e mobilitate solo nel momento in cui avevano in carcere i loro militanti, o quando le manifestazioni erano eclatanti. Quando i loro compagni sono stati rilasciati ed Atenco “è passata di moda”, hanno lasciato perdere la causa per la libertà e la giustizia per le/gli altr@ prigionier@. Tempo dopo sarebbero stati i primi ad accorrere a stabilirsi nel presidio di AMLO nello Zócalo e Reforma. Quello che non hanno fatto per Atenco lo hanno fatto per López Obrador… perché con lui c’erano “le masse”!… beh, anche i riflettori.

Altre organizzazioni si sono dedicate ad approfittare abilmente della congiuntura per tentare di imporre all’Altra una politica di alleanze con chi guardava, e guarda in alto. Col pretesto di “dobbiamo unirci tutt@ nella lotta per le/i prigiornier@”, volevano (manipolando assemblee plenarie) imporre accordi che legavano l’Altra al calcolo elettoralistico di organizzazioni apertamente o sfacciatamente gialle. E non solo, si sono dedicate a seminare la discordia e la divisione dicendo che l’EZLN voleva imporre al popolo di Atenco una politica di alleanze settaria. Ma hanno fallito.

Qualche altra organizzazione, con alcun@ compagn@, andavano dicendo che le/i prigionier@ non sarebbero usciti tanto presto, che non bisognava dedicare tanto sforzo a questo, che “qualcuno” (che non fossero loro, ovviamente) si incaricasse della questione, che L’Altra proseguisse e che la Commissione Sesta dell’EZLN aveva commesso un errore nel fermare il suo viaggio, che era stata una decisione “unilaterale” e che sarebbe stato meglio che avesse continuato il suo percorso… per arrivare nei posti dove svolgevano lavoro politico o interessava loro farlo.

Ma l’atteggiamento di quest@ “compagn@” è stato scavalcato dall’attività solidale della maggioranza dell’Altra. In tutto il Messico, ed in oltre 50 paesi del mondo, la richiesta di libertà e giustizia per le/i prigionier@ di Atenco è risuonata con molti colori.

6.- Indios contro meticci e provincia contro DF. – Se l’EZLN aveva previsto per L’Altra un passo tranquillo e prolungato (con una o due plenarie l’anno), nei mesi di maggio e giugno del 2006 si sono svolte fino a 4 plenarie, tutte nel DF, dato che lì si era concentrata buona parte delle attività per Atenco.

In quelle riunioni i “professionisti delle assemblee” manovravano per trasformarle in istanze decisionali, non importa che questo trascurasse uno dei propositi essenziali della Sesta: prendere in considerazione tutt@. Convocate per i fatti di Atenco, le assemblee hanno cercato di essere manipolate da alcune organizzazioni, gruppi e collettivi, principalmente del DF, per prendere decisioni e definizioni… che convenivano a loro. E quella logica si è generalizzata.

Alcune discussioni e decisioni erano, per lo meno, ridicole. Per esempio, in una delle plenarie qualcuno che faceva lavoro culturale con la lingua náhuatl aveva proposto che il náhuatl fosse la lingua ufficiale nel paese e che fosse consegnato all’EZLN (che è formato per il 99,99% da indigeni che parlano lingue di radice maya) il documento. L’assemblea votò ‘sí’ per acclamazione. In questo modo, la plenaria dell’Altra decideva di imporre quello che non erano riusciti a fare gli aztechi, gli spagnoli, i gringo, i francesi, gli eccetera, e tutti i governi dall’epoca della Colonia: espropriare le comunità zapatiste della loro lingua originale… che non è il náhuatl. In un’assemblea successiva il tavolo della presidenza voleva mettere in discussione se i popoli indios erano un settore o no… senza che le/i compagn@ indigeni avessero detto niente. Dopo 500 anni di resistenza e lotta, e a 12 anni dall’insurrezione armata zapatista, l’assemblea discuteva su che cosa erano i popoli indios… senza dare loro la parola.

Se la repressione in Atenco ci ha obbligato a rispondere organizzativamente come movimento, il vuoto creato dalla mancanza di definizioni basilari (come il luogo del dibattito, e la forma e modo della presa di decisioni) corre il pericolo di essere riempito dalle proposte e dai “modi” di chi si differenzia dal resto degli aderenti, non solo in quanto può essere presente nelle assemblee, anche perché può sopportare ore ed ore aspettando il momento opportuno (cioè, quando vincerà) di votare la sua proposta… o di fare ribaltare la votazione con delle “mozioni” (quando perde).

In un’assemblea vale quello che parla, non quello che lavora. E quello che parla castigliano. Perché se parla solo lingua indigena, gli “spagnolisti” ne approfittano per andare in bagno, mangiare o sonnecchiare. Noi zapatisti abbiamo riguardato la Sesta ed in nessun punto si dice che per essere aderente bisogna sapere lo spagnolo… o di oratoria. Ma, nelle assemblee, la logica di quelle organizzazioni, gruppi e collettivi stava imponendo questo.

E c’è dell’altro. In quelle assemblee si votava per alzata di mano. E si dà il caso che, siccome si trovano in un punto geografico (diciamo il DF), L’Altra negli altri stati e regioni manda delegati per trasmettere il pensiero che è stato concordato tra gli aderenti di quei posti. Ma nel momento di votare, di questo non si teneva conto. Per l’assemblea valeva allo stesso modo il voto di un delegato statale o regionale di quello di uno che faceva parte di un gruppo o collettivo. E c’erano compagn@ che dovevano viaggiare giorni interi per arrivare all’assemblea, ma questa stabiliva che doveva sostenere gli stessi tre minuti di intervento di una persona che era arrivata in metrò alla sede della riunione. E se il delegato statale o regionale doveva andare via perché l’aspettavano giorni e giorni di viaggio per arrivare alla sua terra, e non poteva rimanere fino al fine dell’assemblea (quando il tavolo – come nella plenaria del 1 luglio – votava risoluzioni con aderenti esclusivamente del DF - ammucchiati sulla porta perché già stavano spegnendo le luci del locale -), niente da fare. E se la risoluzione stabiliva che si sarebbe svolta un’altra assemblea in 15 giorni, lì nel DF, il compagno o la compagna che erano delegati di una comunità indigena che si affrettassero quindi ad arrivare al loro villaggio ad imporre il tempo della città ad un popolo indio entrato nell’Altra perché pensava che era il posto dove sarebbe stato rispettato il suo modo… ed il suo tempo.

Le azioni ed i modi di quei gruppi e collettivi (che sono minoritari nell’Altra del DF e nazionale, ma fanno chiasso come fossero la maggioranza) hanno provocato la nascita di due atteggiamenti che sono visibili dentro L’Altra:

  • Che qualche compagn@ di provincia identifichi quell@ del DF con quel modo autoritario (mascherato da “democratico”, “antiautoritario” e “orizzontale”) e furbesco di partecipare, discutere e fare accordi. Anche se non fa parte di quel modo di “ribaltare” le riunioni, la maggioranza de@ compagn@ del DF è percepita come qualcosa da rifiutare.
  • Che compagn@ del Congresso Nazionale Indigeno identifichino il disprezzo e la stupidità di quei gruppi come “modalità” di tutti i meticci. Perché se c’è qualcuno che sa stare, discutere e fare accordi in un’assemblea, sono i popoli indios (e raramente arrivano a votare per vedere chi vince). Un’altra ingiustizia, perché l’immensa maggioranza de@ non indigeni dell’Altra rispetta gli indigeni.

Entrambi gli atteggiamenti sono ingiusti e sbagliati. Ma il problema sta, pensiamo noi zapatisti, nel fatto che le assemblee permettono quest’inganno per cui alcuni gruppi, collettivi od organizzazioni presentano come di tutt@, o della maggioranza, i loro metodi sporchi e disonesti di discutere e fare accordi.

No. Noi zapatisti pensiamo che le assemblee servono per informare e, in ogni caso, per discutere e concordare questioni operative, non per discutere, concordare e decidere.

Pensiamo anche che sia stato un nostro errore, dell’EZLN, il non aver affrontato fin dal principio dell’Altra la questione della definizione degli spazi e dei meccanismi per l’informazione, il dibattito e la presa di decisioni. Ma segnalare e riconoscere le nostre deficienze come organizzazione e come movimento non risolve i problemi. Continuano a mancare queste definizioni basilari. Su questo, sui cosiddetti “6 punti”, faremo una proposta nel capitolo finale di queste riflessioni.

7.- Altro “problema”. – È stata segnalata da alcuni collettivi e persone la critica al “protagonismo” e “autoritarismo” del Sup. Comprendiamo che qualcun@ si senta offeso per la presenza di un militare (anche se “altro”) nell’Altra, dato che è l’immagine della verticalità, il centralismo e l’autoritarismo. Lasciando da parte che queste persone “ignorano” cosa l’EZLN e la sua lotta rappresentano per milioni di messican@ e di persone in tutto il mondo, diciamo loro che non abbiamo “usato”, a nostro beneficio, l’autorità morale che si sono guadagnati i nostri popoli in oltre 12 anni di guerra. Nei nostri interventi nell’Altra abbiamo difeso con lealtà chi ne fa parte… anche se non siamo d’accordo con i suoi simboli e posizioni.

Con la nostra voce abbiamo difeso la falce e il martello de@ comunist@, la bandiera nera di anarchici e libertari, le/gli skinhead, le/i punk, le/i dark, la banda, la raza, quell@ per l’autogestione, le lavoratrici ed i lavoratori del sesso, chi promuoveva l’astensione elettorale o l’annullamento del voto o che non importava se si votava o no, il lavoro dei media alternativi, chi usa ed abusa della parola, le/gli intellettuali che stanno nell’Altra, il lavoro politico silenzioso ma efficace del Congresso Nazionale Indigeno, il cameratismo di organizzazioni politiche e sociali che, senza ostentazione, hanno messo TUTTO quello che hanno nell’Altra e nella lotta per la libertà e la giustizia per le/i prigionier@ di Atenco, il libero esercizio della critica, a volte rozza ed arrogante (come quella contro organizzazioni sociali e politiche del DF che mettono a disposizione lo spazio, le sedie e l’impianto stereo per eventi e riunioni dell’Altra, e per questo li si accusa… di protagonismo!) o, non poche volte, fraterna e compagna.

Ed abbiamo anche ricevuto, contro di noi, vere stupidità mascherate da “critiche”. Non abbiamo risposto a queste… non ancora. Ma le abbiamo distinte da quelle che si fanno, oneste, per segnalare i nostri errori e renderci migliori.

8.- Atteggiamenti rispetto alla mobilitazione post-elettorale di AMLO. – La frode elettorale perpetrata contro López Obrador, ha prodotto, tra le altre cose, la nascita di una mobilitazione. La nostra posizione rispetto a questa la diremo più avanti. Ora segnaliamo alcune delle posizioni che, da quanto abbiamo visto, sono presenti nell’Altra Campagna:

  • C’è la posizione disonesta ed opportunista di alcune, poche, organizzazioni politiche di sinistra. Esse sostengono che ora ci troviamo di fronte ad un momento storico e pre-insurrezionale (uno spartiacque, e con questa pioggia c’è bisogno di un ombrello), ma che AMLO non è un leaderche saprà condurre le masse all’assalto del palazzo d’inverno… beh, del palazzo nazionale. Ma per questo ci sono le avanguardie coscienti nelle quali sperano e sospirano le masse che adesso convoca il perredista.

    Quindi si sono uniti al presidio ed alle mobilitazioni lopezobradoriste “per creare la coscienza nelle masse”, “strappare” il movimento a quella leadership “riformista” e “claudicante”, e portare la mobilitazione “ad uno stadio superiore di lotta”. Immediatamente hanno messo insieme i loro soldini, dichiarata “morta e defunta” L’Altra Campagna (Marcos? bah!, un cadavere politico), si sono comprati la loro tenda e si sono installati nel presidio di Reforma. Lì hanno invitato a raccogliere viveri.

    No, non per le/i compagn@ che, in condizioni eroiche, mantengono il presidio di Santiaguito in appoggio a@ prigionier@ di Atenco, ma per il presidio lopezobradorista.

    Lì hanno organizzato conferenze e tavole rotonde, distribuito volantini e giornali “rivoluzionari” con “profonde” analisi sulla congiuntura, il rapporto di forze e la nascita di fronti di masse, coalizioni popolari… ed altre promotoras e dialoghi nazionali! Urrà! Sííííííí!

    Bene, lì aspettano pazientemente che le masse si rendano conto del loro errore (delle masse, chiaro) ed acclamino la loro chiarezza e determinazione (di quelle organizzazioni, chiaro), o che López Obrador, o Manuel Camacho, o Ricardo Monreal, o Arturo Núñez corra da loro alla ricerca di consiglio, orientamento, appoggio, d-i-r-e-z-i-o-n-e,… ma niente.

    Poi hanno partecipato impazienti alla CND per acclamare e proclamare AMLO presidente legittimo.

    Proprio lì hanno accettato senza batter ciglio la direzione ed il controllo politico di, tra gli altri “insigni” “rivoluzionari”: Dante Delgado, Federico Arreola, Ignacio Marván, Arturo Nuñez, Layda Sansores, Ricardo Monreal e Socorro Díaz (chi trova qualcuno che non sia stato priista, vince un premio), cioè, i pilastri fondamentali della “nuova” repubblica, la “nuova” generazione del futuro “nuovo” partito politico (ops! sto andando troppo avanti?).

    Le masse adesso sono tornate a casa loro, al loro lavoro, alle loro lotte, ma queste organizzazioni sapranno aspettare il momento opportuno… e strapperanno a López Obrador la direzione del movimento!

    Tutto questo, non è commovente?
  • Dentro L’Altra c’è anche un atteggiamento onesto, sinceramente preoccupato per “l’isolamento” che potrebbe comportare il non unirsi alla mobilitazione di AMLO. Si presume che sia possibile appoggiare la mobilitazione senza che ciò rappresenti appoggiare il perredista. Quest@ analizzano che lì c’è gente del basso, e che bisogna avvicinarsi a questa perché il nostro movimento è con e per quell@ in basso, e perché se non lo facciamo pagheremo un alto costo politico.

9.- L’Altra realmente esistente. - E c’è l’atteggiamento che, secondo quanto abbiamo visto ed ascoltato, è maggioritario dentro L’Altra Campagna. Questa posizione (che è anche la nostra come zapatisti) sostiene che la mobilitazione lopezobradorista non è la nostra strada e che bisogna continuare a guardare in basso, a crescere come L’Altra, senza cercare chi guidare e comandare, né aspirare a chi ci comandi e diriga.

Questa posizione ritiene decisamente che non sono cambiati i principi che sostengono la Sesta Dichiarazione, cioè, far nascere e crescere un movimento dal basso, anticapitalista e di sinistra.

Perché, al di là di questi problemi che rileviamo e segnaliamo, e che sono localizzati e focalizzati in qualche compagn@ sparso in diversi punti del paese (non solo nel DF) ed in quelle poche organizzazioni (che, ora lo sappiamo e capiamo, stanno e staranno solo dove ci sono masse… che aspettano un’avanguardia), L’Altra in tutto il paese prosegue il suo cammino e non abbandona né la sua strada né la sua destinazione.

È L’Altra delle prigioniere e dei prigionieri politici de Atenco, quella di Ignacio Del Valle, Magdalena García, Mariana Selvas e di tutti i nomi ed i volti di questa ingiustizia.

È L’Altra di tutt@ le/i prigionier@ politic@ in Guanajuato, Tabasco, Chiapas, Oaxaca, Puebla, Hidalgo, Jalisco, Guerrero, Estado de México, ed in tutto il paese; L’Altra di Gloria Arenas e Jacobo Silva Nogales.

È L’Altra del Congresso Nazionale Indigeno (regione Centro-Pacifico) che estende i suoi contatti alle penisole di Yucatan e della Bassa California, ed al nordovest, e cresce.

È L’Altra che fiorisce in Chiapas senza perdere identità e radici, riesce ad organizzare ed articolare zone e lotte che erano rimaste separate, ed avanza nella spiegazione e definizione dell’altra lotta di genere.

È L’Altra che in gruppi e collettivi culturali e di informazione continua a chiedere la libertà e la giustizia per Atenco, che rafforza le sue reti, che crea musiche per altri orecchi e balla con altri piedi.

È L’Altra che nel presidio di Santiaguito resiste e si trasforma in una luce ed un messaggio per le/i nostr@ compagn@ detenut@: “non vi dimentichiamo, vi tireremo fuori“.

È L’Altra che in organizzazioni politiche di sinistra e sociali lega più saldamente le sue relazioni e impegno ad un nuovo modo di fare politica.

È L’Altra che negli stati del nord del Messico, e dall’altra parte del Río Bravo, non si è fermata ad aspettare la Commissione Sesta ed ha continuato a lavorare.

È L’Altra che in Morelos, Tlaxcala, Querétaro, Puebla, la Huasteca Potosina, Nayarit, Stato del Messico, Michoacán, Tabasco, Yucatan, Quintana Roo, Veracruz, Campeche, Aguascalientes, Hidalgo, Guerrero, Colima, Jalisco, il Distretto Federale, impara a dire “noi” lottando.

È L’Altra che in Oaxaca fa crescere, in basso e senza protagonismi, il movimento che ora sbalordisce il Messico.

È L’Altra de@ giovani, le donne, le/i bambin@, le/gli anzian@, gli omosessuali, le lesbiche.

È L’Altra del popolo di Atenco.

È L’Altra, una delle cose migliori che hanno partorito queste terre messicane.

(Continua…)

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
Commissione Sesta dell’EZLN
Subcomandante Insurgente Marcos Messico, Settembre 2006

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